Vacanze in montagna

Quell’estate i miei genitori avevano deciso che avrei trascorso un mese in montagna a casa dei miei zii. Odiavo la montagna e quel silenzio che la circonda, ma era la punizione che loro avevavno scelto per essere stato rimandato quell’anno. Avevo 17 anni e due materie da recuperare, latino e matematica, lì sarei riuscito a rilassarmi e concentrarmi.
Sembravo molto più giovane rispetto ai miei 17 anni, avevo ancora poca barba ed un fisico ancora immaturo, magro e poco sviluppato. In quegli anni mi ero accorto che oltre alle ragazze ero incuriosito anche dai maschietti con cui mi sembrava di avere per certi versi un feeling migliore.

Una mattina merntre ero in giardino alle prese con le mie versioni di latino mi accorsi che nella casa accanto stavano incominciando dei lavori di ristrutturazione del tetto.
Gli operai che lavoravano nella casa accanto erano due: un ragazzo giovanissimo sui 20 anni e l’altro già più maturo intorno ai 45 anni.
Il più giovane era un ragazzo moro, slanciato e con un fisico che, sebbene fosse molto magro, era già da uomo più grande. Aveva il pizzetto e due occhialini che gli davano quell’aria da adulto.
Mentre il quarantenne era un uomo molto muscoloso ed abbronzato e sotto la sua maglietta bianca ed aderente si intravedeva un fisico da urlo.

Ovviamente lo studio e la mia versione di latino erano andati a farsi benedire, non riuscivo più a concentrarmi e non facevo altro che fantasticare su di loro e di come sarebbe stato bello conoscerli meglio.

Qualche giorno dopo con la scusa di portargli qualcosa da bere conobbi il più giovane di loro. Stavo per svenire, incontrare il suo sguardo mi faceva battere il cuore a mille. Mi disse che il lavoro di operaio non gli piaceva, che avrebbe voluto frequentare l’università e fare il medico ma che la sua famiglia aveva bisogno di soldi.

Mi accorsi che nemmeno io gli ero indifferente, continuava a fissarmi e spesso il suo sguardo cadeva sui pantaloncini aderenti che indossavo quel giorno.

Mi disse che il giorno dopo sarebbe stato da solo, il suo collega gli avrebbe fatto finire il lavoro da solo e che avremmo potuto parlare meglio. Ci diamo cosi appuntamento al giorno dopo, avremo potuto continuare la nostra chiaccherata senza essere disturbati.

Il giorno dopo di prima mattina ero già lì ad aspettarlo. Appena lo vidi da lontano mi accorsi che dalle sue labbra partiva un sorriso bellissimo tutto dedicato a me che ovviamente ricambiai.

Ci fu subito un certo imbarazzo nelle poche parole che ci scambiammo quel giorno, imbarazzo che si ruppe nel momento in cui lui comincio ad accarezzarmi la mano che quasi tremava…..io risposi con un bacio timido ed incerto. Ormai il ghiaccio si era rotto.

Avevo le sue mani ovunque, accarezzavano prima il mio viso, i miei capelli e piano piano scesero sul petto e poi sempre più giù, era per me la prima volta, che stavo vivendo in maniera molto naturale e spontanea.

Ad un certo punto Mario tirandomi per i fianchi mi mise a 90 gradi appoggio il suo glande al mio bukino e comincio a spingere, provai un dolore lanciante gli dissi di fermarsi, ma lui non lo fece e continuò finchè il mio dolore si trasformò in grande piacere e cominciai ad ansimare e mugolare. Non mi controllai più e dalla mia bocca uscivano parole che mai avrei immaginato di dire.

- Sù dai bel maschione, scopami fino in fondo e rompimi il culo, voglio sentirti tutto!

Mario non se lo fece ripetere due volte e mi scopò con grande passione mettendoci tutta la sua forza. Sentivo che anche lui godeva come un porco.

Ad un certo punto lo senti uscire e mise la mia bocca davanti al suo bel cazzo, che era diventato gigantesco e molto duro….ed in pochi secondi mi ritrovai a succhiarlo con grande piacere e dopo poco assaggiai il sapore della sua sborra, tanta e calda. Tutta per me.

Devo dire che quell’estate restò impressa nella mia mente per anni…….